Ischia fu abitata sin dalla preistoria e conserva scritta nelle sue pietre 4000 anni di civiltà mediterranea, dall’età neolitica all’epoca del turismo di massa e della globalizzazione dei mercati. In diverse località dell’Isola specialmente nelle parti interne, sono stati ritrovati strumenti di selce e ossidiana del III millennio a.C.. Sulla collina del Castiglione sono stati scoperti frammenti di ceramica micenea, databili tra il XV e XIV a.C. (età del Bronzo) che provano i legami col mondo egeo-anatolico. Intorno al 770 a.C. (età del ferro) fu fondata Pithekoussai ad opera dei Greci dell’Eubea (Calcidesi ed Eretriesi). Questa colonia segna il più antico stanziamento greco d’Occidente, crocevia del mondo antico dell’Età Geometrica, l’Alba della Magna Grecia.
Celeberrimi documenti dell’epoca sono la Coppa di Nestore, con i suoi famosi tre versi, che segnano la data di nascita della scrittura alfabetica (725 a.C.) ed il Cratere del Naufragio, primo esempio di pittura vascolare nel mondo occidentale.
Valentina Trofa – Dettaglio del Castello Aragonese bis
Valentina Trofa – Dettaglio del Castello Aragonese bis
Polina Yampolskay – Dall’Alto del Castello Aragonese
Polina Yampolskay – Dall’Alto del Castello Aragonese
Iovene-Cervera Raffaella – Vista di Ischia Ponte dal Castello Aragonese
Iovene-Cervera Raffaella – Vista di Ischia Ponte dal Castello Aragonese
Successivamente i Romani cambiarono il suo nome in Aenaria, vi costruirono le loro ville e valorizzarono le acque termali ed in particolare quelle di Nitrodi, dove sono stati ritrovati diversi bassorilievi, rappresentanti le ninfe di Nitrodi. Dopo il disfacimento dell’Impero Romano, Ischia fu invasa dai vari popoli barbari scesi in Italia.
Maria Teresa Iovine – Dall’Alto del Castello Aragonese
Maria Teresa Iovine – Dall’Alto del Castello Aragonese
Jessica Bonehill – Il Ponte del Castello Aragonese, Ischia Ponte
Jessica Bonehill – Il Ponte del Castello Aragonese, Ischia Ponte
Nel Medioevo, in una lettera inviata dal papa Leone III all’imperatore Carlo Magno nell’813, per la prima volta Ischia viene chiamata con il nome di “Insula” (l’isola per eccellenza), corrottosi nel tempo in Insla, Isla, Iscla e infine Ischia. Con la fine del ducato di Napoli, l’isola d’Ischia seguì le sorti di Napoli. Passò sotto il dominio dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi. In seguito all’eruzione del monte Trippodi del 1301, gli abitanti fuggirono in terraferma e dopo quattro anni si raccolsero sull’isolotto del castello. Dopo un periodo di oscurantismo, nel Settecento l’isola d’Ischia riacquistò importanza con la nuova dinastia dei Borboni. Carlo III attuò una politica di risanamento sociale, sia abolendo il regime feudale dei d’Avalos e sia emanando editti contro i briganti sparsi tra i monti dell’isola. Con la prima riforma, l’isola passò direttamente al Regio Demanio e venne amministrata da governatori di nomina reale, che risiedevano sul Castello.
Nel Marzo del 1799, all’epoca della Repubblica Partenopea, gli intellettuali ischitani, principalmente sacerdoti di cultura illuministrica, parteciparono attivamente al movimento giacobino. Ma le speranze dei patrioti vennero soffocate in un bagno di sangue. Sotto il dominio di Gioacchino Murat, i Francesi occuparono l’isola e resistettero tra le mura del Castello Aragonese agli attacchi della flotta anglo-borbonica. A Ferdinando II di Borbone, Invece si devono la costruzione del porto (già lago), inaugurato solennemente il 17 Settembre 1854; l’edificazione della chiesa di Portosalvo, la realizzazione della c.d. strada “Borbonica”, che ancora oggi unisce i vari centri isolani interni.
Con l’Unità d’Italia, lo sfruttamento intensivo delle acque termali sviluppò un turismo di élite sull’isola, che si contrò principalmente a Casamicciola, sede di importanti stabilimenti balneo-temali, tra cui il Pio Monte della Misericordia.
Bisogna infine ricordare la fondamentale opera di valorizzazione turistica, realizzata negli Anni ’50 e ’60 dal Comm. Angelo Rizzoli con la costruzione del complesso alberghiero-termale della “Regina Isabella” e dell’ospedale “Anna Rizzoli” a Lacco Ameno. La speranza ed insieme l’augurio è di riuscire a progettare il futuro, sulla base di questa ricchissima memoria storica, viva e palpitante nel presente ischitano.
